Tecnicamente il libro è il collage di tanti testi apparsi dal 2007 al 2010 in due blog: Vino e il Bottigliere.
Un mandala con un messaggio preciso: smontare l'artificioso, elaborato, talvolta arrogante decalogo stilato negli anni dagli esperti, dai tuttologi, dai meno esperti, dai fanatici e dalla folta schiera dei modaioli del momento, a favore dell'appassionato.
Rizzari lo fa con leggerezza, dividendo i capitoli da trattare in macro aree che demolisce con estrema simpatia e dalle cui ceneri trae consigli pratici per il lettore.
Da qui la parte dedicata ai critici e agli enofili con la loro psicopatologia; alle sei pratiche lezioni per diventare un pontefice del vino (nel senso di colui che pontifica!) o per sembrare un vero esperto; o quella dedicata alla figura del Sommelier e al rapporto conflittuale con il povero avventore, momento irresistibile che spinge il lettore a riconoscersi nel malcapitato.
Uno slalom tra mito e realtà che scivola veloce, senza intoppi, strappando sorrisi ed esclamazioni.
Per me che non sono una esperta ma solo una curiosa del buon vino, il libro ha dato la possibilità di riappropriarmi di un alfabeto più semplice meno artefatto ma non semplicistico per la comprensione del vino e dintorni. Una lettura snella, scattante, coinvolgente che spinge ad arrivare rapidamente all'ultima pagina con la "sorpresa" finale, il Glossario Essenziale delle parole del Vino.
La parola veicola e diventa così simbolo. Essenziale inteso come "fondamentale per la comprensione" e nel contempo "privo di fronzoli e sovrastrutture". Come il vino.
"Me lo ha detto il vino, e il vino non mente" (Emilio Praga).
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